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mercoledì 30 aprile 2008

RIMPIANGENDO LISISTRATA

Dal mio Libro: "Scusate ma io la penso così"

( OVVERO: Come le donne potrebbero oggi (ed avrebbero potuto da sempre !!) attivarsi per allontanare - nel mondo intero - l'incombente pericolo delle guerre )

E’ strano pensare che, a livello di cultura generale, anche l’uomo della strada - oggi - conosce Dante e la sua Opera maggiore, sia pure con molta, molta approssimazione; mentre è raro incontrare qualcuno che conosca, sia pure con la stessa sommarietà, la commedia e la tragedia greca. Voglio dire che, se anche all’uomo qualunque è giunta almeno la sola notizia della Divina Commedia, non accade così per la letteratura della grecità classica; e, ove se ne volesse discutere, non sarebbe difficile sentirsi liquidare con un laconico: “ma di cosa stai parlando?” Nonostante ciò, io in questa sede intendo riferirmi alla commedia greca, sia pure con uno specifico riferimento al solo Aristofane ed alla sua Lisistrata. Donne da voi non poco la patria aspetta, diceva Leopardi in una sua opera; ma più che al Grande recanatese, questo verso sembra essere la logica conclusione, la nota di chiusura della Lisistrata. Che Leopardi pensasse o meno ad Aristofane nel mettere giù il suo verso non ci è dato sapere; né è possibile mettere i due a confronto in un virtuale porta a porta per stabilirlo. Ma la cosa poco interessa. Fatto sta che i due Poeti vogliono arrivare entrambi ad una ed una sola conclusione, che è poi quella sintetizzata dal marchigiano: Donne, da voi non poco la patria aspetta! Ed infatti, alla eroina ateniese era affidato un problema la cui risoluzione, nella allegorica rappresentazione di Aristofane, poteva giungere solo e soltanto dall’alto potenziale di ricatto che le donne hanno sui loro compagni di sesso maschile, specialmente per ciò che attiene al letto. Stanco del grande spargimento di sangue dei militari in guerra, Aristofane pone Lisistrata a capo di una manifestazione o protesta femminile (non era ancora giunto il 1968!!) in cui tutte le donne, pure a costo di grandi sacrifici, non si sarebbero più dovute concedere alle attenzioni dei loro uomini, fino alla cessazione globale di tutti i conflitti.
A tal punto, se è ancora vero che le donne partecipano al banchetto pagando un conto molto più salato di quello di noi altri uomini; se è ancora vero che le donne devono persino rinunciare ad un minimo del loro pudore, dinanzi ad un altro uomo, sia pure in veste di ginecologo, per raggiungere l’ambito scopo; se è altrettanto vero che il rapporto Madre-Figlio è persino più grande di quello Padre-Figlio , essendo il primo più viscerale del secondo, a loro spetta di diritto una qualche soluzione al problema. Perché è ben inutile fare tanti sacrifici per avere un figlio; farne altrettanti per vederlo crescere e portarlo alla maggiore età, per poi vederlo morire – a soli 18 anni - per la ragion di stato. E’ certamente preferibile non averne. O sbaglio !! Ma il problema è che negli anni sono nate più Mirrine e Vincibelle anziché Lampette e Lisistrate . Io – ovviamente - non sto qui a riproporre la soluzione ideata da Lisistrata: era già anacronistica a quei tempi, figurarsi dopo più di 2000 anni, a terzo millennio inoltrato. Ma qualcosa ci si dovrebbe pur inventare in merito e ciò spetta - a mio vedere - solo e soltanto a loro; alle donne, in quanto mamme, anche dei marines mandati - tragicamente periti o meno - in guerra. Soprattutto perché la guerra è stata sempre è e continuerà ad essere nel tempo una inutile fabbrica di vedove e basta! A tal punto io non so concludere questa chiacchierata se non richiamando nuovamente il Leopardi; perché, anche se si spendessero fiumi di parole sul punto, la logica conclusione non potrebbe che essere doverosamente una ed una soltanto:


Donne, da Voi non poco la Patria aspetta!

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