I CUOCHI DELLA GIUSTIZIA
Dal mio Libro: "Io coadiutore dell'Ufficio Notifiche"
Il caos fu prima; indi la terra
dal vasto petto, sede stabile di tutti.
(Esiodo)
dal vasto petto, sede stabile di tutti.
(Esiodo)
Prima che fossero il mare e la terra e la volta del cielo,
uno solo era l’aspetto delle orbe, che dissero caos,
mole confusa ed informe e non altro che immobile peso
massa di germi discordi di cose tra se raccozzate.
(Ovidio)
Perché ricordo Ovidio ed Esiodo? Perché negli Uffici notifiche c’è ancora qualcuno che propugna il ritorno al quiritario caos, pur dietro la maschera dell’innovazione.
Delle disavventure di questo settore ho già detto a profusione, anche se non basteranno mai nemmeno fiumi di inchiostro e di parole per poterle descrivere tutte ed abbastanza.
Anche se può sembrare masochistica questa affermazione, nella pratica non lo è ed affonda le sue radici nel sistema misto che ha da sempre tipizzato questo settore della Giustizia; perché in questa Italia, creata da Dio schiava di Roma, qualcuno vuol e ancora che venga coniugato ad un tempo, pubblico e privato; perché, delle tre categorie presenti nel settore, due guadagnano forse troppo ed una – ed una soltanto - fin troppo poco; perché ancora, nonostante si parli da ogni parte di democratizzazione del rapporto di lavoro all’interno del settore, esiste ancora una categoria che, sulla base di ancestrali retaggi di una mentalità fascista e schiavista, non perde mai occasione per riaffermare la sua superiorità sulle altre, ovvero, sull’altra categoria[1] del comparto.
Ho già detto che la legge 321 del 1991, statalizzando gli Operatori ha ancor più marcato il solco che già esisteva tra questa e le altre due Categorie; e che diventa, col tempo, sempre più profondo ed incolmabile; che ha teso sempre più il rapporto tra di esse, anche se oggi viene sempre più mascherato (comunque male) da forme di strano avvicinamento “teorico”, perché alle belle parole seguono, nei fatti, azioni diametralmente opposte; perché, la non STATALIZZAZIONE degli Operatori non avrebbe cambiato di molto la loro condizione lavorativa. Sarebbero sempre e comunque stati detenuti senza manette agli occhi delle altre due categorie.
In questa specie di selva oscura fui io “e vidi cose che ridire né sa ne può chi di lassù discende”.
Superati, però, i primi periodi di sbandamenti e di finte illusioni, incominciai a mettere le idee in fila; e quindi arrivai a capire come stavano le cose.
Ebbene da quei giorni mi sentii un cuoco, non in servizio, però nella cucina di un ristorante; ma trapiantato in un settore dove si trattano reati, citazioni ed ingiunzioni in cambio di assoluzioni o condanne civili o penali che siano.
Dunque, perché cuoco?
Innanzitutto è giusto dire che questa similitudine “gastronomica” è valida solo all’interno del settore Unep e solo per gli Operatori; visto che le altre due Categorie di questo comparto siedono comodamente ai tavoli di questo ipotetico ristorante; perché sarà compito del cuoco in cucina solo quello di preparare le dovizie che saranno poi gustate ed apprezzate dagli invitati al banchetto.
Se quindi le altre due categorie possono moltiplicare – mensilmente e più volte - i mille euro mensili che spettano all’Operatore, quest’ultimo “dovrebbe” (anzi, deve a loro dire!!) solo credere ed obbedire senza nemmeno combattere; ovvero accettare supinamente tutto, rispettando tutti i suoi doveri in cambio di diritti che, seppur sacrosanti, si tende a far apparire come benevole concessioni dei “capi”; perché solo loro possono tutto; perché solo a loro tutto è dovuto; perché solo a loro soltanto spetta, democraticamente, l’ultima parola su tutto.
Ed è questo il punto: Se il cuoco prepara – per parte sua - il pranzo senza partecipare al banchetto,; gli Operatori dell’Unep predispongono tutto il lavoro delle altre due categorie, senza trarne profitto alcuno, né morale né economico.
Perché se l’ufficio va male la colpa si fa ricadere sulla negligenza degli Operatori; se va bene è tutto merito di chi lo organizza e lo predispone.
Ordunque un solo dubbio resta sulla datazione di questi fatti: 2000 d.C. inoltrato o ritorno alle origini della creazione come nei citati pensieri di Esiodo ed Ovidio?
Sarebbe ora che qualcuno aggiornasse i calendari dell’Unep.
Grazie

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